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Anagrafe canina? Fallisce senza veterinari privati

17 dicembre 2009 – I risultati di una indagine condotta a livello regionale dall’ANMVI sullo stato di attuazione dell’anagrafe canina, sono stati inviati al Sottosegretario Francesca Martini. L’indagine evidenzia la persistenza di limitazioni e difformità nelle modalità di identificazione, registrazione e consultazione delle banche dati regionali. Uno degli ostacoli più rilevanti alla piena ed efficace implementazione dell’anagrafe canina si confermano essere proprio i limiti imposti ai veterinari liberi professionisti per la sua gestione.
“Attraverso le ANMVI Regione- dichiara Carlo Scotti- abbiamo richiesto agli Assessorati di modificare disposizioni che limitano e condizionano l’implementazione dell’anagrafe, spesso trovando indifferenza o resistenze. A questo punto chiediamo al Ministero della Salute un intervento rafforzativo di disposizioni normative nazionali che a livello regionale si stenta a rendere efficaci”.
L’ANMVI ha sempre promosso l’identificazione canina con campagne di sensibilizzazione ante litteram così come la realizzazione di banche dati efficienti, interagenti e attivamente consultabili da parte del veterinario libero professionista. “Le massicce campagne di promozione dell’identificazione che in molte Regioni si stanno conducendo con successo- aggiunge Scotti- dimostrano che i risultati migliori si hanno quando si coinvolgono i veterinari privati, che hanno strutture capillari, più a contatto diretto con i proprietari di un qualsiasi ufficio pubblico e in prima linea quando vengono rinvenuti animali smarriti, vaganti o abbandonati. Il pubblico li porta dal veterinario”.
I dati raccolti evidenziano come le Regioni che sono in condizioni di maggior arretratezza con il sistema, sono quelle che hanno posto più limitazioni all’attività dei liberi professionisti. Sono infatti molte, ancora, le Regioni che non stanno supportando in modo adeguato le indicazioni ministeriali per una anagrafe costantemente aggiornata e per il raggiungimento della microchippatura di tutti i cani del Paese.
” Riscontriamo ancora grossi problemi – aggiunge Carlo Scotti- nel caso di ritrovamento di un cane perché il veterinario può leggere il microchip ma non può cercare nel sistema a chi appartiene, e deve quindi rivolgersi alla ASL o ad altre strutture pubbliche abilitate con enormi difficoltà burocratiche ed operative. Chi ha avuto queste esperienza può purtroppo testimoniarlo”.
“I cani – conclude Scotti- sono dei “buoni cittadini”, ma senza documenti, anche loro sono dei clandestini, privi di garanzie e di tutele, esposti a maggiori rischi e in un ultima analisi ben poco vicini a quello status di essere senziente tutelato dalla legge di cui si riempiono la bocca i demagoghi”.
da AnmviOggi.it

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