“Basta con la corrida”, Barcellona va al voto

MADRID
Via la corrida dalla Catalogna. Domani, per la prima volta in Spagna, il parlamento di Barcellona dibatterà la Legge di Iniziativa Popolare (Lip, 180 mila le firme raccolte da «Plataforma Proul», traducibile con «Collettivo Basta») per la proibizione della sanguinaria «fiesta nacional», ribattezzata «vergogna nazionale» dagli animalisti. La votazione sarà al filo di lana, ma le previsioni dei due maggiori quotidiani locali, La Vanguardia ed El Periódico, sono unanimi: vinceranno gli abolizionisti.

I promotori sono al settimo cielo e nel loro sito Web piazzano un orologio con il conto alla rovescia dell’inizio del dibattimento che, probabilmente, in tre votazioni che partiranno alle 9, infliggerà la prima stoccata mortale a uno show che continua a perdere aficionados. Nel 2008, quando sono stati uccisi ben 13.349 tori nelle 2.218 corride, solo il 27% degli spagnoli si interessava alla «fiesta», contro il 55% del 1971.

D’altronde, in Catalogna l’opposizione a questa macabra «cultura» è ormai di massa: i comuni che hanno sottoscritto la Lip animalista sono ben 69, il governo tripartito al potere a Barcellona nel 2004 (socialisti, eco-comunisti di Icv e separatisti di sinistra repubblicana di Erc) ha dichiarato la città contraria all’uccisione dei tori e delle tre piazze storicamente dedicate alla corrida ne è rimasta operativa solo una. Molti i vip scesi in campo a fare da testimonial per l’abolizione della corrida: tra questi Brigitte Bardot e la Regina Sofia.

«Consideriamo il voto espressione dell’alta sensibilità della società catalana per gli animali e anche un omaggio a tutta la gente che ha lottato nel passato per la proibizione delle corride e per dar voce a chi non l’ha mai avuta, i tori», ringrazia il «Plataforma Prou», incurante dei fan che denunciano il «tradimento delle tradizioni culturali» (e del business che muove: un miliardo e mezzo di euro all’anno in tutta il Paese). Per mettere al bando la «fiesta» tanta cara al Nobel Hemingway (che però, secondo il mitico torero Dominguín, non capiva niente di corride), servono 68 voti, la maggioranza in un parlamento regionale con 135 seggi. I «No corrida» sicuri sono 35, i rappresentanti di Erc (21) e Icv (14). I «Sì corrida» certi sono i popolari di centro-destra (14) e 5 seggi del gruppo misto. Rimangono i due maggiori partiti, il centro-destra nazionalista di CiU (48 seggi) e i socialisti (37). Ma ambedue lasceranno libertà di scelta.

Va detto che l’unica plaza della regione che sarà chiusa, la Monumental – eccezion fatta per l’arrivo di toreri di fama – è frequentata attualmente solo da turisti che comprano in albergo biglietti del bullfighter. E sono sempre più frequenti le manifestazioni di protesta dei seguaci dello scrittore Manuel Vicent, che nel suo fondamentale «Antitauromaquia» sferza: «Se la corrida è cultura, il cannibalismo è gastronomia». Nelle ore che precedono il conto alla rovescia, canta già vittoria Plataforma Prou: «Qual che sia la votazione, i tori hanno già vinto la battaglia della sensibilizzazione».

Gian Antonio Orighi

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